La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

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La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

Messaggiodi Bella_Figheira il sabato 30 luglio 2016, 15:16

"Non avevo ricordi, risate o emozioni che mi portassero a voi. In quegli anni la lettura era tutto per me e non avevo tempo né spazio né energie per la televisione. Non avevo mai sentito parlare de I Promessi Sposi fatti dal Trio.
Nonostante ciò, leggere i vostri nomi sulla guida tv mi fece un effetto strano, come di un ricordo che non sai di avere ma che c’è. Era di sabato, una sera che avrei potuto passare in pizzeria con gli amici, ma che preferii spendere in una casa vuota perché il richiamo di quell’immagine sfumata era troppo forte. E presto capii che non ero sola perché c’eravate voi tre amici con me. Con qualche ruga, le mani più vissute, i capelli bianchi ma eravate di nuovo lì. Fu durissima lasciarvi andare alla fine della terza puntata.
Non Esiste Più La Mezza Stagione mi aveva mostrato, accecandomi, ciò che avrei creduto impossibile vedere dentro quella scatola nera: AMORE, eravate l’uno per l’altro amore allo stato puro. Lo sareste stati senza pubblico, senza luci, senza scenografie, senza microfoni. Vi bastavate l’uno all’altro con i gesti, le parole, gli sguardi. E, su tutti, il tuo, che mi trafisse senza appello quando sentii la cosa più vera che qualcuno avesse mai detto in televisione “Le cose che si hanno non si perdono, si perdono solo le cose che non si hanno”. Testimone attonita e quasi involontaria di questa professione di vita (sì, perché nella trasmissione avevate celebrato la vita come amicizia, come lavoro, come professionalità, come umiltà, come divertimento), sapevo già allora che qualcosa si stava muovendo ma non capivo cosa. Poi…

“Ma non li hai ancora letti i libri?”
“No, ho paura che poi non mi resti più niente.”
“Oddio, ma allora tu sei come me…”
Ricordi? Il Giardino delle Idee, Arezzo 2012. Mi lasciasti con uno spiazzante (e, per me, struggente) “Ciao amore, ciao”. E dove sembrava che tutto fosse finito, là, invece, tutto cominciava. Molto lentamente: nonostante ti “studiassi” già da 4 anni, non ero affatto pronta e con te non potevo permettermi una leggerezza del genere. La mia dose di rimprovero l’avevo già assunta a Spoleto e non doveva accadere ancora.

E in quella corsa per riprendere il treno, nell’attesa al binario, nel viaggio di ritorno ogni cosa era pregna di te, del pensiero di te, di quello che avevi detto (“Non c’è un solo modo di essere felici” mi catapultava indietro fino a un momento smisuratamente bello e infelice quando Cosimo, col suo essere “solitario che non sfugge la gente” e “perduto alla consueta vita degli affetti” mi aveva fatto piangere creando uno squarcio là dove c’era uno graffio invisibile ai più, come oggi fa Cirino - sarà mica una cosa dei nomi che iniziano in “C” e finiscono in “O”?? - del quale hai descritto la vita, solo accarezzandola con commovente levità, come se tu stessa fossi riuscita a diventare il niente del quale aveva paura di liberarsi…solo tu, dopo Calvino, potevi avere il coraggio e l’onestà intellettuale di affermarlo nella nostra società omologata e benpensante! Ad Arezzo avevo finalmente capito che stavi aspettando che mi accorgessi e intanto mi donavi infinite e meravigliosamente diverse forme di te. Me ne andai con la consapevolezza che ti avrei portata con me in quello che avrei vissuto, passo dopo passo.
Mi facevi volare dentro un turbinio di voci, suoni, parole, mi accompagnavi a conoscere il buio colorato dei fondali marini, mi trascinavi dentro la strana bellezza che fiorisce da tanto dolore. Ma ancora mi rifiutavo di leggere i libri: avevo paura che, sfogliando queste pagine per leggerle, una parola, uno sguardo, un gesto, un ricordo ad esse legato potessero trasudare dalla carta senza che io me ne accorgessi. Evaporati. Non mi sarebbero più appartenuti e non avrei potuto fare alcunchè per recuperarli. Allora mi limitavo a guardarli, a rigirarmeli tra le mani, sfogliandoli, sì, ma velocemente, cosicchè fossero solo parole sconnesse a scorrermi davanti agli occhi. Poteva essere interpretato come un gesto un po’ feticista, certo, invece era solo pudore. Quel pudore che Mishima attribuiva ad un uomo di era Meiji, il quale celava i suoi sentimenti (di stima, affetto, amicizia, amore, etc.) pur di non ammettere l’esistenza del bene e la paura ad esso connessa, e che potrebbe essere facilmente trasposto su una donna molto timida e in cui la parte maschile è spiccata, come me. Ancora non ero pronta per leggere, perché ancora non ero pronta per ammettere, pur essendone cosciente. Anzi, proprio perché cosciente che il bene che ti voglio travalica i legami tradizionali per confluire in quelli del cuore.

Poi Roma 2013, una libreria di uno sperduto centro commerciale per quello che sembrava un innocuo (e anche un po’ deludente, dal mio punto di vista, perché sentirti parlare è l’ottava meraviglia) firma-copie. E invece no. Avrei dovuto capirlo subito dal bacio, non richiesto, che mi mandasti: mi avevi già accolta con tutta la cura necessaria, come si accoglie un pulcino che cada dal nido di grondaia in traiettoria verticale, foderando le mani il più in fretta possibile di ovatta prima dell'impatto e nel tentativo di attutirlo.
Si chiudeva il cerchio dei desideri e, nel nostro abbraccio finale, si materializzava il valore speciale delle cose che si sono scelte: io ti avevo scelta come Maestra di Vita in una sera di marzo del 2008, tu avevi scelto di fidarti, forse già sapendo che il mio rispetto e le mie attenzioni ti avrebbero lasciato vivere e, anzi, in qualche modo protetto.
Non succede quasi mai che tra esseri umani ci sia uno scambio in cui risplendono così chiaramente la bellezza e la verità. E, a dirla tutta, penso con sollievo al fatto che accada con poca frequenza: il rapporto ne guadagna in potenza. E nella dedica che mi facesti a Viterbo ce n’era davvero tanta.
So che il posto in cui posso trovarti sempre, anche quando non ti vedo per tanti mesi, è uno: il cuore.
So anche di non meritare tutto questo perciò grazie.
Ti voglio bene.

P.S. E pensare che non volevo leggere i libri…guarda dove siamo ora! Una parte della persona che sono oggi è merito tuo."
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Re: La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

Messaggiodi Ilaria il sabato 30 luglio 2016, 15:20

Incantevole post. Grazie di cuore per aver condiviso tanto, cara Bella Figheira.
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Re: La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

Messaggiodi Tarantolato il sabato 30 luglio 2016, 15:48

:cuore: :cuore: :cuore:
Anche io ho i suoi libri e anche io non sono ancora riuscito a leggerli. Vorrà dire che mi aiuterai tu Bella Figheira :rosa:
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Re: La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

Messaggiodi Bella_Figheira il sabato 30 luglio 2016, 17:03

Io li ho letti, dopo un lungo percorso di convincimento interiore, e è perché l'ho fatto che sono stati per me quattro anni magici. Anna ed io abbiamo parlato di tutto, anche di uomini.
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Re: La mia Anna - La lettera che le consegnai più di un anno fa

Messaggiodi Bella_Figheira il sabato 30 luglio 2016, 17:35

Ilaria ha scritto:Incantevole post. Grazie di cuore per aver condiviso tanto, cara Bella Figheira.


Adesso non aveva più senso tenere tutto per me, considerando la grandezza di quello che ci ha dato.
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