"Il terrazzino dei gerani timidi"

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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Sarettina31vedSmith il sabato 5 febbraio 2011, 19:11

Ma guarda da quanto tempo non mi connetto e guarda qui che notiziONA ONA ONA!!!
Beh, che dire... lunedì faccio un salto in libreria, ma scherziamo?!!?! :libro:
La so anche in FRANCESE, in INGLESE e in TEDESCO... tiè... non mi sono sbagliata mai... tiè

Sono la Vedova, mi apre?!?!

14 dicembre 2008 ------> THE BEST DAY EVER!!!!!!
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi IreneM il sabato 5 febbraio 2011, 22:47

Salve gente!
Grazie a Luana sono uscita dalla caverna dei trogloditi (casa mia!) e sono andata in libreria....Ieri sera mi sono gustata i primi 3 capitoli. Già dalla prima pagina ho capito qual'era il terrazzino e ho provato forti emozioni. A presto cocche!
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Irene il lunedì 7 febbraio 2011, 17:34

Ho avvertito un bisogno impellente di scrivere qualcosa su questo meraviglioso libro.
Non perchè voglia suggerire metodi interpretativi, bensì per la sola ragione che sento il dovere di elogiare, nel mio piccolo, questo grande pezzo di letteratura. Spero gradirete
;) .

Il mio essere sfacciatamente “devota” all’individuo donna (nella sua totalità) Anna Marchesini non mi consentirebbe di scrivere parole diverse da quelle che seguono. Posso dire che ho iniziato a leggere questo libro il giorno prima di un esame e ho deciso di ricominciarlo circa tre/quattro volte poiché sin dalle prime righe si avverte lo spessore di una scrittura “ricercata e impegnata” che necessita di un assortimento ben fornito di attenzione,di stasi, di una gittata di vuoto, di annullamento, che tracci uno spazio consono a questo tipo di lettura.
In numerose culture la figura del bambino veniva e viene considerata come un “non ancora individuo”, in quanto essere fragile e non ancora pronto a svolgere le attività dei grandi, quasi prigioniero di un limbo che non gli concede di esistere in quanto uomo, anche se ancora cucciolo; ma senza andare troppo lontano nel tempo e nello spazio, guardando alla nostra società è facile scorgere infanti ridotti dai genitori stessi a mere personificazioni di egoismi, messi al mondo per tappare qualche buco, per soddisfare qualche istinto genitoriale. La figura del bambino si declassa ad un “oggetto da accudire”.
Anna con questo libro, che sia o meno la sua esperienza personale, ci trasmette il sommo insegnamento che individui si nasce. La bambina del romanzo, come qualsiasi bambino, è piombata in uno spazio già delineato e capisce che questa visione particolare del mondo le apparterrà per diverso tempo, e perciò deve farla sua, in ogni minimo particolare. L’avventura comincia da lì: quando avverti la vita che ti circonda e la interiorizzi secondo la tua “forma”, il tuo personalissimo modo d’essere.
Gli occhi dei bambini sono occhi nuovi: ogni giorno hanno di fronte qualcosa per cui spalancarsi e incuriosirsi. Come un amplificatore la bambina dilata la sua sensibilità di individuo, senza la consapevolezza che è adulta per definizione, e convive con l’ambiente che è stato scelto per lei. In un’epoca di pargoli più ligi e rispettosi poiché figli di genitori più “sani”, lei ubbidisce a questi, ne subisce le convinzioni, ne accetta le fragilità.
Inevitabilmente avverte la tristezza e l’infelicità in dei piccoli frangenti, quasi fossero direttamente proporzionali alla sua statura, ma osserva anche i grandi dolori degli altri, quelli da cui sembra impossibile risollevarsi; Anna ne osserva la continuità, la crescita o l’attenuazione, in un andamento sinuoso di una linea destinata all’eterno persistere.
Complici il silenzio e la solitudine, che pochi accettano ma che tutti patiscono, con una grande prova di “umanità” da questi lei ne trae un modo per concentrarsi sull’unicità di quei momenti, sui fattori che li caratterizzavano, portandosi così avanti nel tempo, assaporando anzi metabolizzando prima ciò che di frequente caratterizza l’età adulta.
La piccola Orvieto o il piccolo terrazzino per la piccola Anna sono forse spazi troppo limitati dai quali evadere con l’immaginazione ed il pensiero, il vedere oltre l’apparenza delle cose: il Sogno permane quel “gigante” da inseguire fino alla fine.
E cosa se non la letteratura può riuscire a sbaragliare qualsiasi limite di spazio di tempo e di persone? Queste parole dei libri vissute così intensamente, così quotidianamente. Forse solo una bambina può riuscire ad avere questo rapporto privilegiato con l’arte, magari invitando a cena qualcuno dei personaggi di cui aveva appena letto le gesta.
La componente religiosa rilascia un notevole apporto restrittivo a quell’esistenza: la bambina avverte un dio dal quale è impossibile tranne un beneficio spirituale, un dio che incombe attraverso la mamma o il vescovo e che tutto giudica e poco ammette: non c’era scampo con la prima confessione.
Paradossalmente questo libro è un inno alla vita, alla bellezza percepibile in ogni cosa; ed è inoltre la materializzazione di un grande sogno, quello della piccola protagonista, che ha conosciuto la miseria umana ed ha saputo coltivarla, amarla come una parte del proprio io, ed elevarla ,dopo tanti anni, “ricamandovi intorno”, all’immortalità propria dell’Arte.
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Laura85 il venerdì 11 febbraio 2011, 0:17

Ciao a tutti!
Scrivo del libro di Anna a scoppio ritardato, diciamo così...nel senso che l'ho finito da quasi una settimana, comprato e divorato (letteralmente) in due giorni. Non vedevo l'ora di uscire dal lavoro e arrivare a casa per leggerlo...e mentre lo leggevo mi sono sentita trasportata dentro il libro stesso, in modo che tutte le vicende raccontate mi è sembrato di sentirle, vederle, in qualche modo di viverle. Era da moltissimo tempo che non mi accadeva qualcosa del genere con un libro...e lo dico da autentica divoratrice di libri e di letteratura. Questa prima lettura mi ha lasciato un tale insieme di emozioni, spunti di riflessione e sentimenti a cui ancora fatico a dare un ordine e una logica...tanto che mi sono munita di una matita e mi sono data a una rilettura più "calma", sottolineando le frasi e i concetti che più mi colpiscono. E' un libro che assolutamente merita di essere letto, è un piccolo tesoro in parole, con cui la nostra magnifica Anna, dà voce, sguardo, immaginazione e volto al ricchissimo mondo interiore della bambina protagonista, calato nella realtà della vita quotidiana di una famiglia come tante, in una cittadina come tante. Tutto lo scorrere della vita, le persone, i luoghi, gli avvenimenti , attraverso lo sguardo di questa bambina, acquistano un significato e una connotazione partecipata e vissuta in modo totalizzante (triste o gioioso), proprio perchè , per gli occhi di una bambina, tutto è nuovo, insolito, ma allo stesso tempo, parte del suo mondo. Per questa bambina dalla sensibilità vivissima, tutto è amplificato, e tutto lascia un segno; e il terrazzino dove crescono i gerani è un rifugio per riordinare le emozioni e le sensazioni e per dare loro un significato ma è anche un punto di partenza, per volare lontano, grazie ai sogni, da inseguire sempre e alla letteratura e ai libri, che spalancano la porta dell'anima su altre realtà e altri personaggi,per poi ricomprendre la realtà del mondo in cui si vive.
Questo è ciò che questo meraviglioso libro mi ha comunicato; un immenso grazie ad Anna, per le emozioni che la sua scrittura mi ha regalato e per aver dato voce a una sensibilità così ricca, profonda e a tratti dolorosa, in cui mi sono immedesimata e in qualche modo riconosciuta. Grazie, Anna.
"...erano le tre! Perchè mi stavo a fare un ovettoooo...."
"Ah! Perchè lei, tutti i giorni, alle tre, si fa un ovetto!"
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Dolores il venerdì 11 febbraio 2011, 17:49

Torno in questo forum dopo tantissimo tempo perché l'altro giorno ho casualmente trovato in libreria il libro di Anna, e mi siete subito tornati in mente..
Ammazza quant'è bello... a parte il meraviglioso modo di scrivere (non avevo dubbi, Anna è una che ha la poesia dentro, e credo non possa avere difficoltà qualunque forma di espressione usi), mi fa proprio commuovere la storia, credo che sia vera almeno in parte, e comunque dà una sensazione che sento molto vicina alla mia esperienza...

Insomma, detto in parole povere, sto piangendo da quando l'ho iniziato a leggere...
Pedro, siediti accanto a me, vuoi? E bevi qualcosa! Vuoi bere qualcosa??? Avanti, schioppati qualcosa da bere, Pedro!

Il giorno prima di morire stava così bene... e il giorno dopo... no!
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Federica il martedì 15 febbraio 2011, 23:36

Quando riuscirò a finire - arriverà prima o poi quel giorno!? - quei 5-6-7 libri che sto leggendo, arriverà anche il mio turno per leggere quello di Anna.
Stasera sulla metro è salito un signore, che da quando è entrato non ha staccato un secondo gli occhi dal libro che stava leggendo, "Il terrazzino dei gerani timidi", mi ha fatto sorridere... ;)
-IL TRIO- assunto in caso di necessità, elimina depressione, giramento di scatole, abbacchiamento, ansia, tristezza, attacchi di panico.
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Bella_Figheira il mercoledì 16 febbraio 2011, 0:45

Federica ha scritto:Quando riuscirò a finire - arriverà prima o poi quel giorno!? - quei 5-6-7 libri che sto leggendo, arriverà anche il mio turno per leggere quello di Anna.


Quoto totalmente e malinconicamente...soprattutto perchè mi ci vorrebbe un posto tranquillo per leggere un libro di tale importanza...un posto che ora non ho, visto che libri non universitari li leggo solo sui mezzi! :(
Comunque il libro di Anna è 3° nelle vendite online di una delle più grandi case editrici italiane. :D
Dai, ragazzi, continuiamo a comprarlo e a sostenerlo per farlo arrivare al primo posto!!!
Salve! Oh ciao! Sono Bella Fighejra!
Mi pare ormai afferrato il concetto che sono proprio una gran bella fighejra
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi anto0874 il mercoledì 16 febbraio 2011, 23:02

Ciao carucci

Una breve nota da parte mia sul nuovo libro di Anna.

Me l'ha comprato mia sorella, l'ho trovato sulla scrivania dopo un pomeriggio passato a dare il meglio di me ad un colloquio di lavoro. A prescindere dal risultato del colloquio (che ancora non conosco), la visione di un libro nuovo sulla scrivania mi ha dato un senso di sollievo e serenità. La visione di questo libro sulla scrivania mi ha aperto il cuore e mi ha, per qualche ragione, dato una sorta di scudisciata sulle natiche e non ho potuto fare altro che iniziare a leggerlo subito.

Non l'ho ancora finito, sono circa a metà e, in tutta sincerità, dovrei leggerlo almeno una seconda volta per tentare di commentarlo con la profondità che merita - è un GRAN libro. La cosa che mi ha colpita tanto, ma a ripensarci non mi ha poi così stupita conoscendo la capacità verbale di Anna, è l'uso di tanti, tanti, tanti aggettivi. Tu leggi una frase e gli aggettivi che usa ti fanno effettivamente vedere quella scena, sentire quegli odori, ascoltare quei rumori, provare quelle sensazioni. Personalmente mi sono sentita avviluppare da quelle pagine, sarà forse anche che in molte delle circostanze raccontate mi ci son trovata anche io, sebbene io sia nata quasi un ventennio dopo la protagonista. Leggi e ti si apre una porta, continui a leggere ed entri passo passo in un mondo fatto di cose talmente reali che riconoscersi in quella realtà è quasi naturale. Se mi si passa il paragone, ogni volta che apro il libro mi sento un pò come Alice nel Paese delle Meraviglie: lascio la mia realtà attuale e mi ritrovo nei panni della protagonista, e nei suoi panni vivo i suoi stravolgimenti interiori (probabilmente riaprendo il vaso di Pandora dei miei...).

Dicevo, tanti aggettivi. Tutti posizionati al posto giusto, tutti studiati per giungere ad un effetto preciso, tante parole che forse oggi suonano 'antiche' ma che a mio parere proprio per quello ci riportano ad un livello più alto: la scelta della parola è un processo, richiede tempo e perchè no un lavoro certosino di sezionamento di quanto intendiamo comunicare prima ancora della ricerca dell'espressione adatta a comunicarlo. Richiede una profondità intellettuale che non può essere comune. E' per questo che ad una prima lettura, da parte mia ne seguirà almeno un'altra più attenta: voglio godermi ogni singolo aggettivo e voglio comprenderne appieno il senso.

Grazie per questo gioiello, Anna.

Anto
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Ilaria il giovedì 17 febbraio 2011, 18:50

Grazie a voi tutti per le impressioni, opinioni, note e commenti postati con entusiasmo e "devozione".
Di seguito un link a RDS, dove potrete ascoltare una breve intervista alla nostra Anna, riguardante il nuovo libro.
Cliccate sul play del 16/02/2011 ore 13.55 ! Buon ascolto ! ;)

http://www.rds.it/pages/news/archivio_news?pagina=1
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Re: "Il terrazzino dei gerani timidi"

Messaggiodi Laura85 il sabato 19 febbraio 2011, 16:08

grazie Ilaria della segnalazione, un'intervista breve ma ricca di contenuti, come sempre con Anna del resto :love: ...poi sentire la sua voce è sempre bellissimo ed emozionante!! Ascoltatela gente, perchè merita!! A proposito del meraviglioso libro di Anna, lo sto rileggendo con la calma e l'attenzione che questo libro esige...e devo dire che lo sto apprezzando ancora di più, al di là della prima iniziale emozione...sto apprezzando in modo particolare, il modo di scrivere di Anna, il suo scegliere le parole, gli aggettivi, le frasi , frutto di un lavoro di "correzione di bozze", fatto con passione ed amore per la nostra bellissima lingua italiana...fino a d arrivare ad un modo di espriomere i concetti, le sensazioni, le emozioni , personalissimo ed intensamente comunicativo. Grazie ancora Anna per questo emozionante viaggio letterario...mi hai fatto davvero SOGNARE... :cuore:
"...erano le tre! Perchè mi stavo a fare un ovettoooo...."
"Ah! Perchè lei, tutti i giorni, alle tre, si fa un ovetto!"
"Sì!!! Tutti i giorni!...ogni ora!!"
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